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Previdenza ed Assistenza Medici ed Odontoiatri

Allgemeine Informationen

Ci sono medici che in una carriera professionale ricca di attività hanno seminato contributi tra Enpam e Inps. Altri camici bianchi hanno avuto una vita lavorativa precedente, per mantenersi agli studi o sono stati impiegati nell’azienda di famiglia. Altri ancora hanno una storia professionale più lineare, ma si trovano comunque ad avere lasciato in più gestioni pezzi del loro tesoretto di contributi. Frammenti, anche significativi, che da soli non danno luogo a una pensione e – come nel caso di quelli custoditi dall’Inps – potrebbero andare persi.

In tutti i casi, arrivati a un certo punto della carriera è necessario fare ordine nei contributi maturati, per impilarli come mattoni e costruire al meglio la propria pensione.

Allora la domanda è: ricongiunzione, cumulo o totalizzazione? Chiariamo subito: non c’è una risposta universale e valida per tutti sul sistema migliore per riunire i periodi contributivi accreditati in altri enti previdenziali al di fuori dall’Enpam e costruire una (unica) pensione

La risposta è soggettiva, da valutare caso per caso e con anticipo, al fine di fare fruttare al massimo i contributi maturati nel corso di una carriera “frastagliata” e ottenere l’assegno mensile più alto possibile. Prima di scegliere la strategia costruttiva va quindi fatta una valutazione molto attenta sulla base della propria condizione specifica. Conti alla mano, vanno pesati con attenzione costi e benefici.

Oltre che in questo articolo, le tre soluzioni per mettere insieme i contributi sono messe a confronto nella tabella interattiva che puoi trovare qui.

3 “COLLANTI” PER I TUOI CONTRIBUTI

Come accennato, i “cantieri” per rimettere insieme tutti gli “spezzoni” di contribuzione (compreso il riscatto della laurea) sparsi in varie gestioni previdenziali sono tre: ricongiunzione, cumulo e totalizzazione.

Come precisato, la scelta è strettamente soggettiva e va valutata con attenzione caso per caso. Le differenze sono nei costi, nei tempi di attivazione, negli effetti che avranno sull’assegno di pensione e, non da ultimo, nelle tutele che il pensionato e i suoi familiari potranno ricevere dall’ente previdenziale che si occuperà di loro.

La ricongiunzione, ad esempio, ha dei costi, che però possono essere riassorbiti dai contributi che vengono trasferiti da un ente all’altro e si può fare nel corso della carriera lavorativa. Permette quindi di fare ordine nella “storia contributiva” tramite il trasferimento dei contributi maturati a un unico ente previdenziale e, soprattutto, se richiesta il prima possibile permette di cristallizzarne i costi. Cumulo e totalizzazione, invece, sono istituti a titolo gratuito e si possono attivare solo quando si è in procinto di andare in pensione, accessibili a patto che non si sia già titolari di un trattamento pensionistico.

Le domande di cumulo o totalizzazione di fatto si sostituiscono alla domanda di pensione, che viene poi erogata dall’Inps. In termini reali, il medico o il dentista diventa a tutti gli effetti pensionato Inps. Ma vediamo di cosa si tratta.

RICONGIUNZIONE DA SUBITO

La ricongiunzione permette di riunire tutti i contributi sotto un unico tetto, trasportando quelli relativi a posizioni cessate, cioè maturati presso enti previdenziali ai quali non si versa più. Il risultato principale è quello di avere un’unica pensione, erogata da un unico ente. Con questo sistema confluiscono in un’unica gestione tutti i periodi di contribuzione. Puoi fare domanda in qualsiasi momento della carriera lavorativa, solo se non sei titolare di una pensione, compresa quella anticipata di Quota A. E sia chiaro che prima si ricongiungono i contributi seminati in altre gestioni previdenziali, meno costerà farlo.

Un punto è da chiarire subito: la ricongiunzione ha un costo previsto dalla legge, che tuttavia può essere coperto dai contributi trasferiti, risultando quindi a “costo zero”. L’esborso necessario per la ricongiunzione aumenta con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, quindi se si hanno contributi maturati in altre gestioni previdenziali è bene non attendere troppo tempo prima di fare una valutazione per eventualmente ricongiungerli.

Una ricongiunzione verso l’Enpam permette ad esempio di rimanere sotto l’ombrello della Fondazione, che diventerà l’Ente incaricato di erogare un’unica pensione. Una volta in pensione, l’iscritto continuerà a beneficiare di tutti vantaggi assistenziali e previdenziali garantiti dalla Cassa dei medici e dei dentisti. Un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che tutto il patrimonio contributivo del medico e del dentista viene valorizzato, dal momento che anche i periodi contributivi maturati in altre gestioni previdenziali vengono considerati e pesati come se fossero stati maturati in Enpam. Vale lo stesso per il calcolo dell’assegno, che viene quantificato con il sistema utilizzato dalla Fondazione.

Avere l’Enpam come Cassa di riferimento è un aspetto vantaggioso anche sul piano della tutela dei familiari, nel caso in cui il medico o l’odontoiatra dovessero venire a mancare. Al coniuge superstite e agli orfani (che possono fare domanda di ricongiunzione entro due anni dalla morte del familiare), l’Enpam riconosce di norma assegni più alti o condizioni più favorevoli rispetto all’Inps. Le pensioni erogate dalla Fondazione sono inoltre al riparo da sostanziosi tagli che, al contrario, l’Istituto pubblico può applicare in caso di altri redditi, fino a dimezzare l’importo del sostegno economico. Una maggiore tutela è prevista anche per medici e dentisti che debbano andare in pensione perché inabili, pur avendo magari un riscatto ancora in corso. Restare in casa Enpam significa anche essere al riparo dall’incognita dei cambiamenti imposti da Governo e Parlamento, cui invece sono soggetti i trattamenti Inps. Sia chiaro che, a differenza dell’Inps, l’Enpam non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

Uno dei limiti della ricongiunzione, invece, si incontra sui contributi versati alla Gestione separata Inps, come accade ad esempio per quelli maturati durante le scuole di specializzazione. L’Inps non li ritiene ricongiungibili. Non benissimo, ma in sostanza poco male. Volendo andare comunque in pensione di vecchiaia con Enpam, il medico potrebbe presentare poi domanda di pensione autonoma supplementare all’Inps, che si può ottenere con sole 4 settimane di contributi.

Per completezza, c’è da dire che nel corso degli ultimi anni la magistratura si è espressa in più occasioni a favore della possibilità di ricongiungere i contributi della Gestione separata Inps. È il caso di un commercialista, che nel 2019 ha avuto il parere favorevole della Corte di Cassazione (sentenza n. 26039) e proprio quest’anno la Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 97 del 2022) ha dato ragione a un consulente del lavoro che voleva ricongiungere all’Enpacl (la cassa previdenziale di categoria, come l’Enpam lo è per i medici e gli odontoiatri) i contributi versati alla Gestione separata. In buona sostanza i giudici di Milano hanno riconosciuto il diritto del lavoratore di poter disporre di un’unica pensione a partire dai contributi versati a più enti, cosa possibile solo con la ricongiunzione.

Si tratta in ogni modo di sentenze che per il momento hanno effetto solo sui casi particolari trattati nelle rispettive sedi giudiziarie. In ogni modo, è bene ribadire che prima di scegliere la strada per mettere insieme i contributi, la regola fondamentale rimane quella di valutare attentamente, sempre conti alla mano.

CUMULO, UNICO ASSEGNO DALL’INPS

Una delle virtù principali del cumulo è la gratuità di un’operazione che mette insieme i periodi contributivi non coincidenti, per raggiungere i requisiti per il pensionamento e avere un unico assegno di pensione. A differenza della ricongiunzione, il cumulo permette di mettere assieme anche i contributi maturati nella Gestione separata Inps.

Ma al contrario della ricongiunzione, i periodi contributivi cessati, che da soli non hanno prodotto una pensione, vengono messi insieme in maniera “virtuale”. Le varie quote di contributi, infatti, non confluiscono in un solo ente previdenziale, ma restano nelle gestioni a cui erano state versate. Di conseguenza, ciascun ente previdenziale che custodisce i contributi maturati li “valuta” con il proprio sistema di calcolo per determinare la parte di trattamento pensionistico di competenza.

Quindi il pensionato riceverà una pensione unica composta dalle quote pagate da Enpam e dagli altri enti previdenziali. L’assegno di pensione verrà invece erogato dall’Inps, anche quando non ci sono somme a suo carico. In buona sostanza il medico o l’odontoiatra che in vista del pensionamento sceglierà il cumulo dei periodi contributivi si troverà a diventare un pensionato Inps, anche se all’Inps non ha mai versato un euro.

Un’altra differenza fondamentale con la ricongiunzione è che la domanda di cumulo si presenta in occasione della maturazione dei requisiti per il pensionamento, presso l’ultima gestione previdenziale di iscrizione. Quindi la domanda di cumulo rappresenta di fatto una domanda di pensione. Possono scegliere la pensione in regime di cumulo gli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria, che non ricevono già un trattamento pensionistico e hanno cessato l’attività professionale di dipendenza, di convenzione o accreditamento con il Servizio sanitario nazionale o svolta nell’ambito di una società accreditata con il Ssn.

COS’È LA TOTALIZZAZIONE

La totalizzazione, al pari del cumulo, è un istituto a titolo gratuito che può consentire a medici e odontoiatri, che hanno versato contributi a diversi enti di previdenza, di raggiungere i requisiti per il pensionamento e ricevere una sola pensione. Anche se rappresenta ad oggi una strada poco praticata da medici e odontoiatri, rimane comunque una soluzione da non escludere a priori prima di averla valutata, sempre conti alla mano.

In termini essenziali, si tratta di un istituto che si può scegliere per andare in pensione sfruttando i periodi contributivi non coincidenti, maturati al di fuori dell’Enpam, compresa la Gestione separata Inps. I contributi non vengono trasportati verso un unico ente previdenziale, ma rimangono nelle gestioni in cui sono stati versati e l’assegno di pensione viene erogato dall’Inps, di cui il medico e l’odontoiatra diventano pensionati a tutti gli effetti.

L’assegno di pensione è calcolato pro quota, ma in questo caso l’Inps applica un criterio di calcolo contributivo che può risultare penalizzante soprattutto per la pensione anticipata. Inoltre, a differenza del cumulo, la pensione in totalizzazione si può richiedere anche se non sono trascorsi 30 anni dalla laurea in medicina o odontoiatria. Quindi in assenza di tale requisito, la totalizzazione potrebbe essere una soluzione.

PRIMA DI SCEGLIERE

Se il primo comandamento della previdenza è: “La pensione non si raggiunge, si costruisce”, la prima cosa è capire dove sono tutti i contributi che hai versato negli anni. Una sorta di “inventario” si può fare con un estratto conto dei contributi.

Si tratta di un’esplorazione che va fatta in tempo utile, ad esempio la metà della carriera lavorativa può essere già un buon momento per iniziare a fare un bilancio.

In secondo luogo, la domanda da farsi è: ho diritto a una pensione autonoma?
Se sì, bisogna verificare quando si raggiungeranno i requisiti. In assenza dei requisiti si può controllare a quanto ammonterebbe quella quota con una ricongiunzione. Allo stesso tempo sarebbero da valutare i benefici di un cumulo o di una totalizzare. In ogni modo, la valutazione va fatta sempre prima di presentare domanda di pensione, anche anticipata di quota A.

Presentando una domanda di ricongiunzione è possibile conoscere e “cristallizzare” il costo di un eventuale trasferimento dei contributi. In seguito alla domanda, l’iscritto riceverà una proposta di ricongiunzione, che si deve valutare in base ai costi e ai benefici che si avrebbero anche nel recuperare piccole parti di contribuzione. La proposta ricevuta, se vantaggiosa può essere accettata, oppure lasciata decadere. Ma attenzione: in quest’ultimo caso per presentare nuovamente domanda di ricongiunzione bisognerà attendere 10 anni. Parallelamente alla domanda di ricongiunzione è opportuno richiedere a un patronato o all’Inps i calcoli di quanto frutterebbe andare in pensione in regime di cumulo o con una totalizzazione.

La tabella interattiva su ricongiunzione, cumulo e totalizzazione

(ENPAM news 12/2022)

A seconda del tipo di attività professionale svolta si pagano contributi previdenziali diversi. All’interno di Enpam c’è chi ha aliquote paragonabili a quelle dei dipendenti (come gli specialisti ambulatoriali, che accantonano per la pensione il 32,65 per cento) e chi versa una contribuzione minima (come chi fa intramoenia che può limitarsi a un 2 per cento).

In mezzo ci sono i liberi professionisti, che si fermano al 19,5 per cento, con possibilità di scendere al 9,75 per cento se hanno altre forme di previdenza obbligatoria o se sono pensionati (che, per inciso, se non fossero iscritti all’Enpam dovrebbero pagare il 24 per cento all’Inps).

In alcuni casi però, è possibile decidere di versare un contributo aggiuntivo per aumentare la pensione futura.

CHI INVESTE SULLA PENSIONE

Ad avere questa possibilità sono gli iscritti alla gestione della medicina generale (medici di famiglia, di continuità assistenziale e pediatri di libera scelta), che attualmente sono tenuti a pagare un minimo del 25 per cento (24 per cento per i pediatri) ma che, in aggiunta, possono anche attivare la cosiddetta Aliquota modulare.

Con Aliquota modulare ci si riferisce ad un contributo addizionale, da scegliersi in una percentuale compresa tra l’1 e il 5 per cento. Interessante notare che chi ha scelto l’Aliquota modulare, quasi sempre si è orientato sulla parte alta della forchetta, tanto che il contributo medio aggiuntivo nel 2022 si è attestato sul 4,11 per cento. In totale sono quasi 6mila gli iscritti alla gestione della medicina generale che hanno aderito a questa forma d’incremento pensionistico. Per la maggioranza si tratta di medici di famiglia (4.520), mentre sono sostanzialmente pari gli addetti alla continuità assistenziale e i pediatri di libera scelta (738 e 718).

DIMINUZIONE DELLE TASSE

Per attivare l’aliquota modulare è necessario fare richiesta alla propria Asl entro il 31 gennaio. I moduli per la richiesta sono disponibili nella sezione “Come fare per” del sito Enpam.it

Al pari degli altro contributi previdenziali Enpam, anche quelli aggiuntivi da aliquota modulare sono interamente deducibili e riducono, quindi, l’ammontare delle tasse da pagare al fisco.

Infine, la possibilità di richiedere un’aliquota modulare, oltre che per i medici di medicina generale, è consentita anche agli specialisti esterni accreditati ad personam.

(Enpam news 13/10/2023)

I medici che si occupano delle commissioni di invalidità Inps e delle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale passeranno sotto la tutela dell’Enpam. Il passaggio alla Gestione degli specialisti esterni del Fondo della medicina convenzionata e accreditata è stato definitivamente sancito dai Ministeri vigilanti, che a loro volta hanno dato via libera alla misura stabilita dal Cda della Fondazione con una delibera del settembre 2022.

I medici delle commissioni di invalidità e i medici legali avranno progressivamente tutte loro prestazioni assicurate dalla gestione Enpam, secondo modalità che verranno via via rese note.

Non si tratta degli unici medici che lavorano per l’Inps e per i quali l’istituto di previdenza pubblico versa loro parte dei contributi all’Enpam. In questa casistica, infatti, ricadono già i medici fiscali, che sono confluiti nella Gestione previdenziale dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e addetti ai servizi di continuità assistenziale ed emergenza territoriale e dei transitati alla dipendenza, che fa a sua volta riferimento al Fondo della medicina convenzionata e accreditata.

(ENPAM news 29/09/2023)

Le società che operano nel settore odontoiatrico devono versare alla Quota B del Fondo di previdenza generale dell’Enpam un contributo dello 0,5% del fatturato. Sono tenute a questo versamento contributivo anche le strutture polispecialistiche solo per il fatturato prodotto con le prestazioni odontoiatriche. Nel fatturato imponibile va considerato anche il trattamento di igiene dentale, perché è un’attività svolta sotto la vigilanza e la direzione sanitaria dell’Odontoiatra.

agg. 01/09/2026

Tutto ciò che i Medici dipendenti hanno bisogno di sapere su previdenza, assistenza, possibilità di lavoro, carriera, fisco e assicurazioni è all’interno della guida gratuita “Dalla laurea alla pensione”, realizzata dal Giornale della Previdenza.

agg. 01/09/2026

I liberi professionisti che sono costretti a sospendere l’attività professionale per una malattia o un infortunio hanno diritto a un’indennità.

agg. 01/09/2026

Chi fa libera professione deve tenere presente che i primi 30 giorni di malattia o infortunio non sono coperti. L’Enpam infatti interviene dal 31° giorno ed è già un miglioramento rispetto ad alcuni anni fa, quando le tutele scattavano dal 61° giorno. A differenza di altre categorie, infatti, i liberi professionisti non pagano un contributo aggiuntivo per malattie e infortuni che consenta di compensare le assenze brevi. 

I liberi professionisti hanno quindi due possibilità: o considerare l’eventualità di un mese di assenza come un rischio d’impresa, e mettere soldi da parte per l’eventualità, oppure sottoscrivere una polizza assicurativa specifica. In entrambi i casi si tratta di costi, impliciti o espliciti, di cui bisognerà tenere conto al momento di fissare il proprio onorario professionale nei confronti dei pazienti.

LE TUTELE NECESSARIE DI UNA POLIZZA

Abbiamo chiesto a un esperto del settore assicurativo di elencare le caratteristiche di una copertura ideale per un professionista. Una polizza dovrebbe: 

– tutelare sia gli eventi che possono capitare in ambito lavorativo sia nella vita privata; 

– prevedere i casi invalidità permanente e morte; 

– prevedere, per gli infortuni, una sopravvalutazione degli arti. Vale a dire una copertura specifica sulla perdita di funzionalità di mani, braccia e gambe che precluda lo svolgimento dell’attività professionale; 

– pagare una diaria in caso di ricovero o inabilità temporanea da infortunio

QUANTO COSTA?

Il costo annuale di una polizza del genere è stimato dai 500 euro in su, ma può variare anche sensibilmente in base all’attività professionale svolta, ad eventuali sport pericolosi praticati e, in alcuni casi, all’età dell’assicurato. Un elemento da verificare è la presenza e l’entità di eventuali franchigie e cioè le cifre al di sotto delle quali l’assicurato non viene risarcito. 

Un discorso a parte è rappresentato dalle polizze che coprano il mancato guadagno professionale durante il periodo di malattia o in seguito a un infortunio, che sul mercato sono molto difficili da reperire.

(Il giornale della previdenza n. 24/2023)

L’Enpam mette a disposizione dei propri iscritti un mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa o dello studio professionale.

agg. 01/09/2026

Gli iscritti che lavorano all’estero e i professionisti stranieri che lavorano in Italia possono consultare una guida sul sito dell’Enpam con le risposte alle domande più frequenti sulla previdenza.

Guida alla previdenza e alla sicurezza sociale per gli italiani che lavorano all’estero e per i professionisti stranieri che lavorano in Italia

In un mercato del lavoro sempre più globalizzato ci sono sempre più medici e odontoiatri che decidono di lavorare all’estero. Ma tanti sono i dubbi e le incertezze previdenziali di chi decide di fare questo passo. Sciogliamo quindi i dubbi e rispondiamo agli interrogativi più frequenti della generazione Erasmus.

Quali sono i riferimenti normativi di sicurezza sociale per chi lavora in uno Stato dell’Unione Europea?
Il regolamento comunitario n. 883 del 2004 e il suo applicativo n. 987 del 2009.

Quali sono gli Stati in cui si applicano i regolamenti?
Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito (fino al 2024 compreso nonostante Brexit), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Svizzera (dall’1/4/2012); gli Stati del See – Liechtenstein, Islanda e Norvegia – (dall’1/6/2012).

A quale legislazione sono soggetti i medici e gli odontoiatri che lavorano o risultano iscritti in due o più Albi professionali di due o più Stati membri?

Se si esercita la professione (come autonomi o dipendenti) in più Stati membri e si risiede nello Stato in cui si svolge la parte sostanziale dell’attività, si è soggetti alla legislazione dello Stato in cui si ha la residenza.

Se però lo Stato di residenza non corrisponde a quello in cui si ha il proprio centro d’interesse professionale, le norme sono queste: 1) se si è lavoratori subordinati, si è soggetti alla legislazione dello Stato in cui il datore di lavoro ha la sua sede legale; 2) se si è lavoratori autonomi, si è soggetti allo Stato in cui si trova il proprio centro d’interesse professionale; 3) il professionista, invece,  che esercita contemporaneamente attività subordinata e autonoma in due o più Stati è soggetto alla legislazione dello Stato dove svolge l’attività subordinata; 4) infine, il professionista che svolge attività di dipendente pubblico è soggetto alla legislazione dello Stato in cui lavora appunto come dipendente.

Si rimanda all’articolo 13 del Regolamento Comunitario 883/04 per ulteriori approfondimenti.

Qual è il certificato che regola la legislazione applicabile in materia di sicurezza sociale?
Il formulario A1 predisposto dalla Commissione europea per la sicurezza sociale.

Cosa si deve fare per interrompere il versamento dei contributi in Italia, mantenendo l’iscrizione all’Albo?

Occorre farsi rilasciare il formulario A1 dalla struttura previdenziale dello Stato estero dove si lavora e inviarlo, firmato e timbrato, all’ente di previdenza italiano, alla mail previdenza.internazionale@enpam.it.

Cosa si deve fare per interrompere il versamento dei contributi all’estero e continuare a versare in Italia?

Il professionista deve chiedere all’ente di previdenza italiano il rilascio del formulario A1 per inviarlo poi all’ente pensionistico straniero. In alternativa, su richiesta dell’interessato, il formulario può essere trasmesso alla struttura previdenziale straniera direttamente dall’ente italiano.

Che cosa s’intende per medico ‘distaccato’?

Se un datore di lavoro invia temporaneamente, e per un massimo di 24 mesi, un professionista a lavorare in un altro Stato dell’Unione europea, si verifica una situazione definita di ‘distacco’. In questo caso il professionista rimane soggetto, sempre per un periodo massimo di 24 mesi, alla normativa dello Stato dove si trova il datore di lavoro (“distaccante”). Anche per il distacco è necessario il rilascio del modello A1.

Ci sono altri Stati del mondo con cui l’Enpam può avvalersi di convenzioni?
Solo con gli Stati Uniti esiste una convenzione bilaterale che consente al medico/odontoiatra di poter pagare i contributi in un solo Stato. In questo caso per l’esonero è necessario utilizzare il formulario Usa/It4.

I contributi versati all’Enpam in periodi di attività svolta all’estero possono essere rimborsati?

Sì, in caso venga accettato un esonero e ci fossero dei contributi versati nel periodo “esonerato” gli uffici, a seguito di un’analisi della posizione, possono accettare una domanda di rimborso che potrà essere totale o parziale a seconda dei casi.

Come funziona la totalizzazione internazionale?

L’istituto della totalizzazione internazionale permette di aggiungere ai periodi di contribuzione Enpam i periodi di assicurazione maturati sotto la legislazione di ogni altro Stato membro dell’Unione europea, quando è necessario ricorrervi per acquisire il diritto alla pensione a condizione però che i periodi non siano coincidenti. A ridosso del pensionamento, dunque, chi ha versato i contributi in vari Stati membri e sa di non aver raggiunto (anche solo in uno di questi) gli anni utili per ottenere una pensione deve contattare gli enti previdenziali coinvolti. A seguito di uno scambio di formulari (E 202, E 205, E 207), gli enti totalizzeranno l’anzianità contributiva non coincidente ed erogheranno la parte di pensione di propria competenza. La quota di pensione viene calcolata sulla base dei soli contributi effettivamente versati all’Ente.

Che cosa deve fare un medico/odontoiatra che sta per trasferirsi in uno Stato membro per non ‘perdersi’ nella burocrazia previdenziale?
Informare subito dello spostamento il proprio Ordine dei medici e degli odontoiatri e contattare l’Enpam per comunicare la situazione previdenziale aperta nel nuovo Stato.

Esistono altre modalità di contatto tra enti per poter evitare lungaggini burocratiche e per una più rapida comunicazione?

Sì, da un anno circa il portale EESSI Gate garantisce uno scambio di certificazioni, informazioni e decisioni tra enti europei che danno maggiore fluidità alla comunicazione internazionale in materia previdenziale.

(Il giornale della previdenza n. 17/2023)

Le strutture accreditate con il Ssn hanno tempo fino a venerdì 31 marzo per dichiarare il fatturato prodotto nel 2022 e versare i contributi. La dichiarazione va fatta sul sito Enpam nell’area riservata dedicata alle strutture

Se sei una struttura che opera in regime di accreditamento col Servizio sanitario nazionale, dovrai versare i contributi previdenziali per i medici e gli odontoiatri che partecipano alla produzione del fatturato. Il contributo a tuo carico è il 2% del fatturato relativo alle prestazioni specialistiche rese in regime di convenzionamento nei confronti del Ssn.

La dichiarazione del fatturato e il versamento dei contributi vanno fatti entro il 31 marzo di ogni anno dall’area riservata del sito. Dovrai dichiarare anche se non hai prodotto fatturato imponibile, indicandone la motivazione.

La struttura che ha più sedi operative con codici Enpam distinti dovrà fare una dichiarazione specifica per ogni sede territoriale.

Nelle schede che seguono ci sono tutte le istruzioni su: come registrare la struttura all’area riservata, indicando obbligatoriamente il legale rappresentante; come fare la dichiarazione e pagare il contributo, e come eventualmente nominare un operatore autorizzato a fare l’adempimento per conto della struttura e del legale rappresentante, utile se hai più sedi operative.

(Il giornale della previdenza N.10  23 marzo 2023 )

I medici di cure primarie a ciclo di scelta (medici di famiglia) e i pediatri di libera scelta possono richiedere l’anticipo della prestazione previdenziale (App).

Chi sceglie l’App diminuisce la propria attività lavorativa di una percentuale a scelta (minimo 30% massimo 70%).

Per la parte di attività convenzionata che continuerà a svolgere percepirà il compenso corrispondente dall’Asl. Per la parte di attività a cui ha rinunciato percepirà un assegno dall’Enpam sotto forma di anticipo della prestazione previdenziale (calcolato con i criteri della pensione anticipata).

La percentuale di attività che resterà scoperta sarà svolta da un collega più giovane che percepirà dall’Asl il compenso corrispondente.

(ENPAM news 13/03/2023)

L’APP-Anticipo della Prestazione Previdenziale Enpam è diventata operativa per i medici di famiglia e per i pediatri di libera scelta. I medici che hanno maturato i requisiti per la pensione potranno cioè scegliere di continuare a lavorare part time cominciando a percepire una pensione parziale dall’Enpam.

Il meccanismo consente infatti di ridurre l’impegno lavorativo fino al 70%, conservando il compenso da convenzionato per l’attività che si continuerà a svolgere, e ricevendo una pensione per la restante parte. Condizione perché ciò avvenga è che il medico anziano venga affiancato da un collega più giovane che si farà carico dell’attività lasciata scoperta, percependo la relativa retribuzione e ottenendo subito una convenzione a tempo indeterminato.

L’APP è stata inventata dall’Enpam nel 2015 ma solo lo scorso mese è stata approvata definitivamente dai ministeri vigilanti.

“Avevamo pensato l’App per incentivare il ricambio generazionale negli studi medici – ricorda il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –, mentre ora può essere uno strumento concreto per fronteggiare la carenza di nuove leve. Speriamo che anche grazie a questa possibilità molti colleghi decidano di andare in pensione più tardi.  Il numero di giovani titolati a entrare in convenzione è infatti largamente inferiore al numero dei pensionamenti previsti nei prossimi anni e milioni di cittadini rischiano di trovarsi senza un medico di propria scelta. Nel frattempo speriamo che lo Stato e le Regioni moltiplichino le borse di formazione in medicina generale e di specializzazione in pediatria”.

“C’è un tema anche salariale e di sostenibilità previdenziale: la cattiva programmazione nazionale, infatti, a causa dei troppi pensionamenti e dei pochi rimpiazzi rischia di portare alla cancellazione di posti di lavoro, con riduzione del monte compensi nel settore della medicina generale – aggiunge Oliveti –. Questo significa che nei prossimi anni rischiano di entrare contributi previdenziali insufficienti per pagare le pensioni previste.”

I medici anziani interessati possono entrare nell’area riservata del sito Enpam.it, nella pagina Anticipo della Prestazione Previdenziale, per chiedere la certificazione dei requisiti per la pensione.

Questo documento andrà presentato alla propria azienda sanitaria insieme al modulo B predisposto dalla Sisac e disponibile in questa pagina per i medici famiglia  e in quest’altra pagina per i pediatri

I giovani che intendono candidarsi per affiancare i colleghi, invece, devono compilare il modello C (Domanda di ammissione alla procedura di ricambio generazionale – APP), presente nelle stesse pagine del sito web della Sisac (medici famiglia) (pediatri).

In prima applicazione, sia i medici titolari sia i giovani medici che si candidano ad affiancarli, dovranno inviare i moduli entro il 30 aprile 2023.

(ENPAM news 13/03/2023)

Se devi comunicare l’iban per la pensione o cambiare l’iban che hai già comunicato per ricevere la pensione o per pagare i contributi (addebito diretto), puoi farlo dall’area riservata del sito.

agg. 01/09/2026

PER LE SOSTITUZIONI SERVE LA PARTITA IVA da EnpamPrevidenza – Lettere al Giornale

Per fare sostituzioni di medico di base e guardia medica è necessario aprire una partita Iva?

Gentile Dottore,

Sì, l’Agenzia delle Entrate ritiene che per svolgere l’attività di sostituzione del medico di medicina generale o di guardia medica sia necessario avere una partita Iva. Non è possibile quindi considerare queste attività come lavoro occasionale e farsi pagare con la ritenuta d’acconto. A chiarirlo è stata la risoluzione n. 41 del 15 luglio 2020: se hai una laurea, hai conseguito un’abilitazione e chiesto l’iscrizione a un Albo, le attività tipiche di quella professione non potranno mai essere considerate occasionali.

Maggiori informazioni vedi qui

(Perelli In Breve n. 40/2022)

Per i figli dei medici e dei dentisti sono previsti diversi tipi di sussidi per le spese scolastiche e universitarie. 

agg. 01/09/2026

Certificazione oneri deducibili

Questa certificazione contiene tutti i versamenti contributivi fatti nel corso dell’anno, per esempio: Quota A, Quota B, eventuali riscatti e ricongiunzioni.

Il documento consente di ottenere un risparmio fiscale deducendo dal reddito le somme versate.

Certificazione unica

La Certificazione unica è il documento rilasciato dall’Enpam per attestare i redditi corrisposti nell’anno agli iscritti e ai loro familiari.

I redditi attestati nella Certificazione unica sono:

  • Pensione
  • Indennità di maternità (adozione/affidamento/aborto, gravidanza a rischio)
  • Indennità per inabilità temporanea
  • Compensi per la partecipazione a commissioni medico legali dell’Enpam
  • Somme liquidate per pignoramento presso terzi
  • Eventuali somme versate ai familiari dell’iscritto deceduto (nel caso fossero dovute all’iscritto)
  • Indennità previdenziali percepite per la cessazione dell’attività professionale
  • Sussidi soggetti a tassazione

(ENPAM News n. 12/10.06.2022)

Che fine farebbero 14 anni versati all’Inps come dipendente, se li lasciassi lì? Vorrei un suo parere sulla mia futura situazione pensionistica.

Sono iscritta alla Quota A dell’Enpam dal 1998. Mi sono poi specializzata ai sensi del decreto legislativo n. 257/91. Dal 2016 sono specialista ambulatoriale interno nella branca di Radiodiagnostica e verso i contributi all’Enpam.

Prima di questo periodo sono stata dipendente ospedaliera come dirigente medico di Radiodiagnostica. Qual è l’opzione migliore per valorizzare i periodi contributivi maturati come dipendente? Se volessi ricongiungere quegli anni dovrei sostenere dei costi?

Se scegliessi il cumulo dovrei pagare? Potrei già chiedere presso l’Enpam il riscatto degli anni di laurea e/o di specializzazione?

 

Gentile Collega,

non ti consiglio di lasciare così come sono i tuoi 14 anni di contributi accreditati all’Inps come dipendente. Se non te ne curassi, correresti il rischio di vederli andare completamente perduti. All’Inps, infatti, il requisito minimo per avere diritto a pensione come dipendente sono vent’anni e non è prevista la restituzione dei contributi, diversamente da quanto fa l’Enpam.

Per non perdere i soldi versati all’Inps hai diverse opzioni: non ne esiste una più vantaggiosa di un’altra in assoluto, ma la più conveniente è sempre frutto di una valutazione soggettiva.

Puoi per esempio decidere di trasferire quei contributi in Enpam con la ricongiunzione, come se li avessi versati da sempre alla Fondazione e non all’Inps. Il vantaggio è che otterresti un’unica pensione calcolata con il sistema dell’Enpam, che è più conveniente del contributivo puro della previdenza pubblica. La ricongiunzione, sia verso l’Enpam sia verso l’Inps, ha un costo che dipende anche dall’età in cui si fa domanda, meglio quindi non farla troppo in avanti negli anni. La spesa però è interamente deducibile dal reddito. Tieni anche presente che in alcuni casi i contributi trasferiti coprono interamente l’onere della ricongiunzione e quindi non si paga nulla. L’unico modo per conoscere nel dettaglio costi e vantaggi è fare domanda, tenendo presente che non sei obbligata ad accettare.

Un altro modo per recuperare i contributi dell’Inps è con il cumulo gratuito. A quel punto metteresti insieme le due “strade”, quella nella previdenza pubblica e quella nell’Enpam, per ottenere il diritto a pensione con l’Inps. In questo caso prenderesti due pensioni anche se per legge è l’Inps l’ente pagatore, che trasferisce all’iscritto anche la quota di pensione versata dall’Enpam. Il cumulo ha il vantaggio che è gratuito ma ci sono aspetti che lo rendono meno conveniente, come per esempio la reversibilità che verrebbe garantita secondo le regole della previdenza pubblica anche per la quota che spetta all’Enpam. E questo perché la legge ha stabilito che sia l’Inps l’ente che mantiene il rapporto finale con il pensionato in caso di cumulo.

Se fossi orientata verso il cumulo, però, dovrai fare estrema attenzione. La domanda si può presentare solo se non si è andati in pensione in nessuna gestione. Ad esempio: non potrai, a 65 anni, andare in pensione di Quota A e poi, dopo qualche anno, chiedere il cumulo per ottenere le altre quote, in questo modo infatti i tuoi 14 anni in Inps andrebbero persi.

Quanto infine al riscatto degli anni di studi universitari con cui potresti aumentare l’anzianità contributiva, se decidi di non utilizzarlo con l’Inps, tieni presente che per chiederlo all’Enpam sono necessari dieci anni di contribuzione nella gestione presso cui lo chiedi. Anche in questo caso per conoscere nel dettaglio costi e benefici dell’operazione potrai fare domanda, che non è vincolante, quando ne avrai i requisiti.

Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam

(ENPAM 20/05/2021)

Lettera al Presidente ENPAM (13/05/2021)

Sono un ospedaliero in pensione. Dal 2010 ho continuato a lavorare presso varie strutture private convenzionate come libero professionista. Ho letto che le strutture sono obbligate a versare il 2 per cento alla gestione degli specialisti esterni dell’Enpam. Da una verifica che ho fatto non risultano contributi versati a mio favore dalle strutture. Per poter reclamare quanto non versato, vorrei sapere: quale norma e/o legge dispone questo versamento e da quando? Tutti i medici che lavorano presso tali strutture hanno diritto al contributo oppure ci sono figure escluse? Esistono dei termini di prescrizione per questo versamento?

 

Risposta:…..Dal 2004 per legge le strutture private accreditate con il Ssn devono destinare il 2 per cento del loro fatturato in convenzione alla gestione degli specialisti esterni dell’Enpam (articolo 1, comma 39 Legge n. 243 del 23 agosto 2004).

Questa contribuzione va ripartita in quote tra i vari professionisti non dipendenti che operano in quella società e che hanno contribuito a produrre il fatturato. Ogni professionista non dipendente ha diritto alla contribuzione per la propria parte. La misura di quanto debba andare a ciascuno però viene decisa dalla società che è l’unica ad avere gli elementi per poterlo fare.

Se dunque non risultano contributi a tuo favore da parte delle strutture accreditate, oltre a quelli che tu versi direttamente sulla Quota B, per prima cosa ti consiglio di fare una segnalazione alle strutture presso cui lavori chiedendo chiarimenti sul motivo per cui non ti sono stati accreditati contributi. Una volta accertato che i contributi sono dovuti, le società sono tenute a pagare gli arretrati entro i termini di prescrizione (cinque anni).

Per qualsiasi informazione più dettagliata puoi scrivere a nucleoispettivo@pec.enpam.it

I contributi eventualmente accreditati nella gestione della specialistica esterna ti daranno diritto a una pensione che l’Enpam ti verserà quando avrai cessato la tua attività come specialista presso le strutture e che si aggiungerà a quella che già percepisci dal nostro Fondo di previdenza generale.

Per quanto riguarda infine i contributi che stai versando sulla Quota B per la tua attività professionale dopo il pensionamento, da quest’anno ti verranno riconteggiati nell’assegno di pensione su base annuale e non più ogni tre anni.

Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam

L’Enpam mette a disposizione dei propri iscritti un mutuo agevolato per l’acquisto della prima casa o dello studio professionale.

Pagare i contributi anche in 18, 24 o 30 mesi è ora possibile. È la novità collegata alla Carta Fondazione Enpam, la carta di credito che i medici e gli odontoiatri possono ottenere gratuitamente grazie alla collaborazione tra Banca popolare di Sondrio (Bps) ed Enpam.

Tutti quelli che la chiederanno in questi giorni, avranno la possibilità di usarla già per i contributi della Quota B in scadenza il prossimo 31 ottobre.

Per ottenere la carta è sufficiente entrare nell’area riservata, cliccando sulla sezione “Carta di credito e Servizi annessi”. A questo punto scatta una procedura che si svolge interamente online e che permette di sottoscrivere il contratto in tutta sicurezza, tramite una firma digitale rilasciata gratuitamente dalla banca. Entro pochi giorni la banca dirà se la richiesta è accettata o meno.

COME PAGARE I CONTRIBUTI
Una volta ottenuta la carta si potranno pagare i bollettini Mav direttamente dall’area riservata del sito Enpam. La banca li salderà immediatamente, mettendo l’iscritto in regola con il pagamento dei contributi. Il medico e l’odontoiatra, invece, non pagheranno subito la cifra intera ma la rimborseranno a rate (a scelta, in 3,6,10,12 mesi e con i nuovi piani da 18, 24 o 30 mesi).

“In un periodo che resta di grande emergenza per tanti medici e dentisti, abbiamo chiesto esplicitamente alla Banca popolare di Sondrio di fare uno sforzo per poter andare incontro alle difficoltà finanziarie di tanti nostri iscritti – ha dichiarato Luigi Galvano, vicepresidente vicario della Fondazione Enpam -. Ci sembra che con questa soluzione di rateizzazione anche fino a 30 mesi si sia raggiunto un buon risultato che spero i nostri iscritti apprezzeranno”.

“Rispetto alle formule di rateizzazione previste finora, questa permette di avere un vantaggio fiscale immediato poiché i contributi previdenziali saranno deducibili per intero già nell’anno in corso”, fa notare il vicepresidente dell’Enpam Giampiero Malagnino

RINUNCIA ALL’ADDEBITO BANCARIO
Il pagamento dei contributi con carta di credito è riservato a chi riceve i bollettini Mav. Chi invece ha attivato la domiciliazione bancaria con Enpam, dovrà disattivarla. Per farlo occorre revocare l’addebito diretto sia dall’area riservata sia con la propria banca. Quando l’Enpam si troverà il primo pagamento respinto invierà un bollettino Mav che a questo punto potrà essere pagato con la carta di credito. Anche se il bollettino arriverà dopo il 31 ottobre, l’Enpam non applicherà sanzioni.

COSTI
La carta è gratuita, funziona sui circuiti Visa o Mastercard e, oltre che per i contributi Enpam, è utilizzabile per spese di qualunque tipo. Per i contributi previdenziali pagati a rate è previsto un interesse (TAN) del 6,125% su base annua. Se si paga a saldo, invece, non ci sono interessi, inoltre non è richiesta l’apertura di un conto corrente presso la Banca popolare di Sondrio.

Per ottenerla entra nell’area riservata e clicca su “Carta di credito e Servizi annessi”

Mercoledì prossimo è una data da tenere d’occhio per gli specialisti esterni che lavorano in una o più società che operano in regime di accreditamento col Servizio sanitario nazionale.

Il 30 settembre infatti scade il termine per versare i contributi previdenziali in favore dei medici e degli odontoiatri che partecipano alla produzione del loro fatturato.

Un versamento a carico delle società, pari al 2 per cento del fatturato relativo alle prestazioni specialistiche rese in regime di convenzionamento nei confronti del Ssn.

OCCHIO AL DFS

Dopo aver rinviato la scadenza – annualmente fissata al 31 marzo – a seguito dell’emergenza legata al Covid-19, Enpam ha inviato per posta alle società tutti i documenti necessari per l’adempimento.

Insieme al versamento del contributo, le società devono restituire alla Fondazione il modello Dfs con l’indicazione del fatturato prodotto e i nomi degli specialisti a favore dei quali dovrà essere accreditata la contribuzione versata.

Il fatturato imponibile è riferito al 2019 e il pagamento va fatto con bonifico bancario sul conto corrente intestato alla Fondazione Enpam.

I camici bianchi interessati potranno poi verificare di essere stati inclusi nella dichiarazione consultando il proprio estratto conto contributivo.

PER LE SOCIETÀ

Chi non avesse ancora ricevuto la documentazione può scaricarla dal sito Enpam.

La documentazione va inviata per pec a:  nucleoispettivo@pec.enpam.it


Come fare per 

Versare il 2% del fatturato

(ENPAM 23/09/2020

La recente sentenza della Cassazione che ha sdoganato la ricongiunzione anche per la gestione separata Inps, fa tornare d’attualità il quesito: „è meglio ricongiungere i contributi o cumularli?“ Il costo dell’operazione e l’importo della pensione futura variano da caso a caso. Ma a parità di condizioni economiche, ci sono altre ragioni per cui potrebbe essere prudente spostare i propri contributi dall’Inps all’Enpam, ricevendo un’unica pensione dall’ente di categoria.

FAMILIARI

Gli assegni versati dall’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri non seguono infatti le normali regole pubbliche per quanto riguarda la reversibilità. In caso di decesso, per esempio, l’Inps verserebbe al coniuge superstite solo il 60 per cento della pensione, mentre la percentuale riconosciuta dall’Enpam è del 70 per cento. Stessa differenza di trattamento si ha anche nel caso in cui si lasciasse un orfano (Inps darebbe il 70 per cento; Enpam l’80 per cento) oppure due orfani (Inps accorderebbe l’80 per cento mentre Enpam pagherebbe il 90 per cento della pensione).

Altro dettaglio non da poco è la cumulabilità con altri redditi. Mentre la Cassa dei medici e degli odontoiatri paga la cifra spettante e basta, l’Istituto pubblico – nel caso il beneficiario della pensione abbia ulteriori redditi – può applicare tagli che possono ridurre ulteriormente l’assegno, fino a dimezzarlo (ad esempio una vedova invece di prendere il 60 per cento della pensione del coniuge, potrebbe percepire anche solo il 30 per cento).

INABILI

Capita inoltre che alcuni medici o dentisti debbano andare in pensione perché inabili, pur avendo magari un riscatto ancora in corso. In questi casi chi domanderà la pensione in cumulo avrà l’amara sorpresa di dover saldare subito tutte le rate restanti del riscatto chiesto.

Invece, agli inabili con riscatti in corso, l’Enpam riconosce subito il vantaggio derivanti dagli anni riscattati, anche se non ha finito di pagarli; le rate restanti verranno detratte mensilmente dalla pensione.

RISCHIO LEGISLATIVO

Un ultimo aspetto da tenere in considerazione è la volatilità legislativa. Infatti le pensioni Inps, essendo pubbliche, risentono automaticamente dei cambiamenti imposti da Governo e Parlamento. L’Enpam invece, essendo una fondazione privata e godendo di autonomia gestionale, organizzativa e contabile è risultata spesso indenne da misure che miravano a salvaguardare il bilancio dello Stato. Ad esempio, a differenza dell’Inps, l’Enpam non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

(ENPAM news n. 39/2019 del 06/11/2019)

Il contributo sul fatturato prodotto andrà alla gestione previdenziale dei liberi professionisti

Sono partite oggi le prime comunicazioni indirizzate alle quasi 600 società odontoiatriche censite di Marche, Emilia Romagna e Toscana, contenenti le istruzioni operative per versare all’Enpam il contributo dello 0,5 per cento sul fatturato prodotto nell’ultimo anno.

Il prelievo sulle società operanti è stato introdotto con la legge di bilancio 2018 e ha sancito il principio – per ora nel solo settore odontoiatrico – secondo cui tutte le prestazioni effettuate, e quindi tutti gli introiti ottenuti esercitando la professione, devono prevedere un contributo integrativo previdenziale.

Destinatarie della misura sono le oltre 5mila società sparse sul territorio, chiamate a contribuire per incrementare le entrate della gestione Quota B (libera professione) del Fondo di previdenza generale.

Dopo la tranche odierna, l’invio delle comunicazioni proseguirà nei prossimi giorni sulla base del calendario stabilito: domani sarà la volta delle 560 società odontoiatriche di Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Liguria, Calabria, Abruzzo, Umbria, Trentino Alto Adige, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta.

Nei giorni successivi le comunicazioni – a mezzo pec o raccomandata – raggiungeranno le società di Campania, Piemonte, Sicilia, Puglia, Lombardia, Lazio e Veneto.

La scadenza per dichiarare il fatturato (riferito al 2018) è fissata al 30 settembre.

La dichiarazione va fatta direttamente sul sito dell’Enpam, accedendo all’area riservata alle società.

Per le società che pagano dopo il 30 settembre o non fanno la dichiarazione sono previste sanzioni.

Come fare per:
Versare lo 0,5% del fatturato

(ENPAM data pubblicazione : 23/07/2019)

ENPAM Elezioni 2025 - 2029

Polizza Long term care

Gli iscritti attivi sono coperti dal rischio non autosufficienza con un assegno di 1350 euro al mese per i casi di non autosufficienza (1200 euro per i casi che si sono verificati entro il 30 aprile 2025, mentre per quelli accaduti entro il 30 aprile 2019 l’assegno era di 1035).

agg. 01/09/2026

SaluteMia - Sanità integrativa e complementare

Gli iscritti all’Enpam possono sottoscrivere un piano sanitario. La copertura può essere estesa al nucleo familiare.

agg. 01/09/2026

Genitorialità

L’Enpam garantisce una serie di tutele alle dottoresse che stanno per diventare mamme (nascita di un figlio, adozione o affidamento preadottivo di un minore). Gli aiuti vanno dall‘indennità di maternità (prevista anche in caso di aborto spontaneo o terapeutico dopo il terzo mese di gravidanza) ai sussidi per il primo anno di vita del bambino o di ingresso del minore in famiglia (in caso di adozione).

agg. 01/09/2026

Indennità inabilità temporanea

Pensione

Riscatti, seconda rata entro fine anno
Scade il 30 dicembre il termine per versare la seconda rata semestrale dei riscatti. Entro questa stessa scadenza puoi fare versamenti aggiuntivi o pagare un acconto per beneficiare degli sgravi fiscali sulla prossima dichiarazione dei redditi.

Gli iscritti hanno a disposizione diverse soluzioni per migliorare la posizione previdenziale e aumentare l’assegno di pensione. Si tratta di strumenti flessibili che possono essere adattati secondo gli obiettivi che si vogliono raggiungere e in base alle esigenze e alle disponibilità economiche del momento.

I costi sono interamente deducibili dalle tasse.

Riscatti

Allineamento dei contributi

Versamenti aggiuntivi

Pensione integrativa

Contributo volontario per genitorialità

Gli iscritti alla gestione della Medicina generale possono fare domanda online di pensione nel momento in cui presentano le dimissioni e non devono più attendere di aver concluso il loro rapporto di lavoro.

Gli iscritti alla gestione della Medicina generale possono fare domanda online di pensione nel momento in cui presentano le dimissioni e non devono più attendere di aver concluso il loro rapporto di lavoro.

È la nuova opzione disponibile nell’Area riservata per il servizio di presentazione della domanda di pensione di vecchiaia o anticipata della gestione della Medicina generale (medici di famiglia, pediatri di libera scelta, addetti alla continuità assistenziale e all’emergenza territoriale).

RISPARMIO DI TEMPO E CERTEZZE

Fino ad oggi i medici di Medicina generale che volevano presentare domanda di pensione dovevano prima avere cessato l’attività in convenzione.

Per porre termine al rapporto con la Azienda sanitaria, era necessario presentare le proprie dimissioni con un preavviso di 60 giorni.

Trascorsi due mesi, era quindi possibile rivolgersi all’Enpam per la presentazione della domanda di pensione.

La data di cessazione faceva fede anche per l’avvio dei calcoli ai fini della determinazione dell’importo di pensione spettante.

Oggi, grazie alla nuova procedura online – che come detto permette di presentare la domanda già al momento della presentazione delle dimissioni – i tempi si abbreviano.

Inoltre, la nuova procedura consente di accorciare quel periodo in cui l’iscritto si ritrovava in un limbo in cui non riceveva più lo stipendio dall’Asl e non ancora la pensione dall’Enpam (che sarebbe comunque arrivata con gli arretrati, ma successivamente).

Non si presenteranno più nemmeno i casi estremi – capitati in passato – di medici venuti a mancare durante i 60 giorni di preavviso ma prima di poter fare domanda per la pensione e per l’eventuale anticipazione in capitale.

(ENPAM News 08/03/2022)

La pensione Enpam è una prestazione economica che si compone di varie voci:

• una pensione di base (Quota A) che spetta a tutti i medici e gli odontoiatri iscritti all’Ordine;

• un’eventuale quota che è calcolata sui contributi versati in base alla propria attività professionale (per es. libera professione, medicina generale, specialistica ambulatoriale, specialistica esterna).

La pensione dell’Enpam può essere cumulata con le prestazioni previdenziali di altri enti.

 Pensione di vecchiaia
Il diritto per la pensione di vecchiaia si matura quando si raggiunge il requisito dell’età anagrafica.
➢ Pensione anticipata – È possibile andare in pensione prima del requisito anagrafico di vecchiaia (pensione anticipata).
➢ Pensione di inabilità assoluta e permanente – La pensione di inabilità spetta agli iscritti che sono diventati inabili all’esercizio della professione prima di aver compiuto l’età per la pensione di vecchiaia.
➢ Pensione per i familiari dell’iscritto deceduto – La pensione per i familiari spetta ai familiari dell’iscritto deceduto in pensione o in attività.

Quota A

Dall’assegno di maternità al vitalizio di 1.200 euro in caso di non autosufficienza, dai sussidi per medici e dentisti che si trovano in difficoltà economica alla possibilità di un mutuo ad accesso agevolato per comprare la prima casa o lo studio professionale.

Pagare la Quota A, che quest’anno va versata entro il 2 maggio, significa stare sotto l’ombrello dell’Enpam. Ampio il ventaglio di tutele: versare i contributi di Quota A, ad esempio, dà accesso all’assegno di maternità, a un vitalizio di 1.200 euro in caso di non autosufficienza, ai sussidi per medici e dentisti che si trovano in difficoltà economica, alla possibilità di un mutuo ad accesso agevolato per comprare la prima casa o lo studio professionale.

NON SOLO ASSISTENZA

Sono molte le prestazioni garantite a medici e dentisti grazie alla Quota A. A partire dalla pensione, perché tutti i contributi di Quota A tornano indietro sotto forma di pensione. Inoltre, gli anni versati permettono di costruire la propria pensione e pensionarsi prima, perché sono validi per usufruire del sistema del cumulo gratuito. Inoltre, gli studenti che si iscrivono all’Enpam al 5° e 6° anno di università hanno di fatto due anni di riscatto di laurea pagati, al costo di circa dieci euro al mese.

Come accennato, l’Enpam mette a disposizione mutui a tasso fisso, il cui nuovo bando sarà pubblicato a breve. Versare la Quota A significa il diritto a un assegno di maternità di almeno 6.688 euro per le dottoresse che non hanno altre tutele, oltre a un bonus di 2mila euro per le spese del primo anno di vita del bambino. L’Enpam prevede tutele anche per le studentesse che si sono iscritte alla Fondazione, con un sussidio di maternità di quasi 5.600 euro.

Il pagamento della Quota A mette al riparo dalle conseguenze delle calamità naturali, con aiuti economici fino a 19.500 euro per danni alla prima casa, allo studio professionale o ai beni mobili, come automezzi, computer e attrezzature. In caso di inabilità alla professione tutti gli iscritti Enpam possono contare su un reddito annuo minimo di 17mila euro, mentre per i colleghi in condizioni economiche difficili è previsto un sussidio fino a circa 9.119 euro l’anno. L’iscrizione automatica e gratuita all’assicurazione per il rischio di non autosufficienza Long term care garantisce inoltre un assegno di 1.200 euro al mese, che si somma alla pensione e alle altre tutele Enpam.

La Quota A costituisce anche una garanzia per i propri cari, dal momento che la pensione Enpam è reversibile ai familiari che ne hanno diritto, con percentuali maggiori rispetto al sistema Inps.

SCADE IL 2 MAGGIO

Per chi non ha ancora fatto il pagamento della Quota A è ora di affrettarsi, dal momento che il termine per il versamento è il 2 maggio (considerando che il 30 aprile cade di domenica e il 1° maggio è un giorno festivo).

Chi invece ha attivato la domiciliazione bancaria non deve preoccuparsi, perché pagherà in base al piano di rateizzazione scelto (una, quattro oppure otto rate).

Chi non avesse attivato la domiciliazione bancaria ha ancora la possibilità di scegliere il pagamento rateale fino a 30 mesi, attraverso la carta di credito Enpam, gratuita per medici e dentisti grazie ad una convenzione stipulata tra la Fondazione e la Banca popolare di Sondrio.

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ENPAM news 28/04/2023 

I contributi di Quota A si possono pagare in unica soluzione oppure in quattro o otto rate senza interessi. Il pagamento a rate è possibile solo attivando la domiciliazione bancaria con Enpam.

agg. 01/09/2026

Quota B

Per i liberi professionisti si avvicina il termine per il pagamento dei contributi previdenziali di Quota B 2023, sull’attività svolta nel 2022. La scadenza è martedì 31 ottobre e se non si è scelto di attivare il servizio di domiciliazione, il versamento va fatto in un’unica soluzione.

Se ci si dimentica di pagare entro il termine ma si vuole evitare la sanzione, è bene mettersi in regola al più presto per evitare di dover pagare poi un conto più salato.

CHI PAGA (VOLONTARIAMENTE) IN RITARDO

Che succede se ci si dimentica di pagare?

In generale, vale il principio che prima si regolarizza la propria situazione e meglio è. E, soprattutto, che è meglio ravvedersi spontaneamente che ricevere una notifica dall’ente. Così, se il pagamento è fatto volontariamente ed entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione sarà lieve, pari cioè all’1 per cento sul contributo dovuto.

Se invece il pagamento viene fatto, sempre volontariamente, dopo 90 giorni, la sanzione si fa più salata. In questo caso, infatti, oltre al dovuto si dovrà versare una sanzione dall’importo più alto, determinata da una percentuale calcolata in base al Tasso ufficiale di riferimento (Tur), a cui si aggiungono tre punti percentuali. Lo scorso 20 settembre il Tur è stato innalzato dalla Bce al 4,5 per cento. E questo significa che oggi la sanzione sarebbe pari al 7,5 per cento del dovuto.

Se poi non si paga entro i 60 giorni da quando si riceve la notifica con l’importo complessivo dovuto, scattano anche gli interessi di mora. Il tutto fino a un tetto massimo del 40 per cento sul dovuto.

CHI PAGA (DOPO UN ACCERTAMENTO) IN RITARDO

Questo, come detto, se ci si ravveda spontaneamente.

In caso contrario, ossia quando l’evasione è contestata dall’Enpam, il tetto della sanzione sale al 60 per cento e, in più, scatta un’ulteriore maggiorazione del 4 per cento, che non concorre al raggiungimento del tetto. Il tutto da pagarsi entro 60 giorni da quando si riceve comunicazione dagli uffici dell’Enpam, pena l’applicazione degli interessi di mora. Nel caso in cui non ci metta in regola spontaneamente, quindi, si pagherà: il contributo evaso + la sanzione + una maggiorazione del 4 per cento

(ENPAM news 10/2023)

Per le società odontoiatriche che hanno dimenticato di mettersi in regola con il contributo Enpam è tempo di correre ai ripari. Il 30 settembre scorso è scaduto il termine entro il quale devono effettuare il versamento dello 0,5 per cento del proprio fatturato alla Quota B del Fondo di previdenza generale.

TEMPO SCADUTO PER CHI NON HA PAGATO

Chi non ha dichiarato e pagato negli anni precedenti ha ancora più interesse a mettersi in regola perché nel frattempo le sanzioni sono già arrivate al massimo (60 per cento). Inoltre, dal momento in cui saranno contestate, scatteranno anche gli interessi legali che in questo momento sono particolarmente salati, visto che il saggio d’interesse applicabile, calcolato in base a norme di legge, attualmente è al 12 per cento.

L’Enpam, che ogni anno già invia alle società una pec per informarle della necessità di adempiere, prima dello scattare della prescrizione di certo procederà con contestazioni formali.

A QUANTO AMMONTANO LE SANZIONI

Ma proviamo a fare un esempio pratico, prendendo in esame una società odontoiatrica che dichiari un fatturato di 300mila euro, per capire i rischi a cui può andare incontro.

Se a partire dal 2018 – quando è stato introdotto l’obbligo del versamento della quota dello 0,5 per cento – non avesse mai effettuato versamenti, la società avrebbe accumulato un debito con l’Enpam di 1.500 euro per ogni anno. In questo caso, solo per l’anno 2018, la sanzione raggiungerebbe il tetto massimo del 60 per cento, cioè 900 euro. Se poi, la società in questione, ricevuta la diffida al pagamento non lo esegue, vedrebbe scattare gli interessi di mora, con un tasso che che attualmente è al 12 per cento (cioè 180 euro all’anno), che si andrebbe ad aggiungere alle sanzioni.

COME METTERSI IN REGOLA

C’è però un modo per limitare le conseguenze negative, e consiste nel mettersi tempestivamente in regola. Per farlo ci sono due strade molto semplici da seguire.

  • Le società che non hanno ancora un codice Enpam e non hanno area riservata attivata, devono autodenunciarsi con l’invio di una Pec al Nucleo ispettivo, scrivendo all’indirizzo: nucleoispettivo@pec.enpam.it. Il Servizio fornirà istruzioni sulla contribuzione e sulle modalità per regolarizzare la propria posizione.
  • Le società invece già munite di codice Enpam che hanno area riservata, devono accedervi, compilare il modello dichiarativo dell’anno corrente (fatturato 2022) e presentare le dichiarazioni di fatturato per le annualità 2018, 2019, 2020 e 2021 (che si trovano nella sezione “Regolarizzazione annualità precedenti”). Dopo aver presentato le dichiarazioni, possono versare l’intera somma dovuta a titolo di contributi utilizzando le coordinate bancarie segnalate, inserendo in causale il codice Enpam e le annualità sanate. Una copia del bonifico va poi trasmessa a nucleoispettivo@pec.enpam.it. Una volta ricevuta la pec, il Servizio calcolerà e comunicherà l’importo da pagare a titolo di sanzione.

(ENPAM news 10/2023) 

A fine mese (31 ottobre) scade il termine per pagare i contributi previdenziali relativi ai redditi prodotti nel 2022 e riconducibili all’attività libero-professionale.

Si paga in un’unica soluzione, oppure si può rateizzare attivando il servizio di domiciliazione bancaria. Chi tuttavia non lo ha fatto entro i termini dovuti (quest’anno la finestra per richiedere l’attivazione si è chiusa il 15 settembre), può ancora dilazionare il pagamento attivando la carta di credito specifica della Banca Popolare di Sondrio, a canone gratuito per medici e dentisti grazie a una convenzione stretta con l’Istituto.

COME PAGARE

Il versamento, come detto, può essere fatto in tre modi: con i bollettini PagoPA (in questo caso in un’unica soluzione), attraverso la domiciliazione bancaria o con la carta di credito.

PER CHI HA SCELTO LA DOMICILIAZIONE

Chi ha attivato l’addebito diretto dei contributi sul conto corrente può pagare:

  • in unica soluzione con scadenza 31 ottobre;
  • in 2 rate con scadenza 31 ottobre e 31 dicembre;
  • in 5 rate con scadenza 31 ottobre, 31 dicembre 2023 e 29 febbraio, 30 aprile, 30 giugno 2024;
  • in 9 rate con scadenza 31 ottobre, 30 novembre, 31 dicembre 2023 e 31 gennaio, 29 febbraio, 31 marzo, 30 aprile, 31 maggio, 30 giugno 2024.

Le rate che scadono entro l’anno sono senza interessi, mentre quelle che scadono nel 2024 sono maggiorate del solo interesse legale, che dal 1° gennaio 2023 corrisponde al 5 per cento annuo.

SI POSSONO ANCORA SCEGLIERE LE RATE

Anche chi non ha attivato la domiciliazione bancaria ha ancora la possibilità di dilazionare il versamento con la carta di credito a canone gratuito che l’Enpam mette a disposizione grazie a una convenzione stretta con la Banca Popolare di Sondrio.

Con la carta è possibile rateizzare il pagamento della Quota B fino a 30 mesi, ma per utilizzare questo metodo di pagamento è necessario disattivare l’addebito diretto con l’Enpam.

La banca versa subito per intero l’importo del bollettino, ma il rimborso seguirà il piano di pagamento scelto. Per i contributi pagati a rate con la carta di credito sono previsti degli interessi. È comunque possibile dedurre da subito l’intero importo dei contributi dalle tasse.

(Enpam news 13/10/2023)

Sulla borsa del corso di formazione in medicina generale si versano i contributi previdenziali alla Quota B dell’Enpam, con la possibilità di scegliere se pagare l’aliquota intera (19,5%) o ridotta al 2%, diversamente dagli specializzandi che versano il 24% alla gestione separata dell’Inps.

La quota B dell’Enpam è la gestione previdenziale della libera professione. Il reddito da libera professione è coperto dai contributi previdenziali di Quota A fino a un determinato importo, che è diverso in base all’età del professionista. Superata questa soglia si versano i contributi alla Quota B. L’aliquota è del 19,5% ma ci sono alcune categorie di professionisti che possono scegliere se versare di meno: la metà (8,75%) oppure – come nel tuo caso – solo il 2%.

Il reddito libero professionale va dichiarato all’Enpam al netto delle spese sostenute per produrlo, compilando il modello D direttamente dall’area riservata del sito. La scadenza per presentarlo normalmente è il 31 luglio di ogni anno, mentre per il pagamento dei contributi la prima scadenza utile è il 31 ottobre, successivo alla dichiarazione, sia nel caso di scelga il versamento in unica soluzione sia se si decide di rateizzare.

Tutte le informazioni su come fare e sulle scadenze sono sul sito della Fondazione […].

ENPAM News21/12/2021

Le docenze a contratto vanno dichiarate all’Enpam nel modello D entro il 31 luglio insieme agli altri redditi da libera professione prodotti nel 2017.

Devono infatti essere versati alla Quota B del Fondo di previdenza generale i contributi previdenziali per gli incarichi di insegnamento attribuiti in base alla competenza professionale medica e odontoiatrica. Tra questi rientrano le docenze universitarie a contratto o docenze a corsi di formazione, ecc.

Chi invece viene insegna nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato (per esempio un ricercatore o un professore ordinario che tiene corsi nel proprio Ateneo) è soggetto all’Inps come un qualsiasi dipendente.

ENPAM MENO ONEROSA

L’aliquota contributiva della Quota B Enpam è del 16.50%, nettamente inferiore a quello che i medici pagherebbero per questi incarichi alla previdenza pubblica, le cui aliquote variano dal 24 al 33%.

Per chiarire quali siano i redditi da dichiarare all’Enpam e quali invece ricadono nella sfera dell’Inps, nel 2012 i due enti hanno emanato una circolare condivisa.

Il contributo che deve essere versato alla Quota B verrà calcolato dall’Enpam. Gli uffici detrarranno dal reddito dichiarato la parte già assoggettata a contribuzione di Quota A del Fondo di previdenza generale.

Come fare per:
Modello D

(data pubblicazione : 25/06/2018)

Riscatti

Con i riscatti si possono far valere ai fini della pensione i periodi che non sono coperti da contribuzione. Tutti i riscatti Enpam, ad eccezione dell‘allineamento, garantiscono un aumento dell’anzianità contributiva e un incremento dell’assegno di pensione. Esiste anche la possibilità di fare riscatti agevolati sulla Quota A, per cui ci sono regole specifiche.

agg. 01/09/2026

LETTERE AL PRESIDENTE

Scrivo in merito al riscatto degli anni di Laurea visto che ultimamente ne stiamo parlando tra giovani colleghi Odontoiatri libero professionisti e l’impressione è che ci sia tra noi parecchia confusione in merito e opinioni discordanti. Partiamo dal presupposto che le opzioni per andare in pensione sono i 68 anni di vecchiaia o i 42 anni di contribuzione, tralasciando le altre opzioni di pensione anticipata. È appurato che il riscatto degli anni di Laurea, nel nostro caso 5 anni, non „permette di andare in pensione prima“ cioè‘ non abbassa la soglia della „vecchiaia“ da 68 anni a 63 anni ma, nel caso in cui uno decida di andare con 42 anni di contributi, i 5 anni riscattati permettono di „raggiungere prima“ la soglia dei 42 anni e verosimilmente (nel caso in cui uno si sia laureato nei tempi e ad età canonica) abbassare quindi anche l’età effettiva di pensionamento.

A questo punto sorge la seguente domanda: „Qualora una persona riscattasse i 5 anni di Laurea e andasse in pensione con i 42 anni contributi, che nel nostro caso di Odontoiatri in regola avremmo 62/63 anni, l’ammontare della pensione percepita sarebbe uguale a quella che si avrebbe andando con i 68 anni di vecchiaia?“
La domanda sorge dal fatto che sul sito Enpam la pensione dopo 42 anni di contribuzione viene annoverata tra le forme di pensione anticipata e sembrerebbe essere quindi ridotta.

Gentile Collega,

secondo le regole dell’Enpam un medico/odontoiatra può andare in pensione prima di 68 anni in due modi: a partire da 62 anni, con 35 anni di anzianità contributiva (e devono essere trascorsi anche 30 anni dalla laurea), oppure a qualsiasi età, quindi in linea generale anche prima dei 62 anni, purché ci siano 42 anni di anzianità contributiva. Si tratta sempre di una pensione anticipata.
Il riscatto consente di incrementare la pensione e spesso anche di anticipare l’età del pensionamento, perché aggiunge anni di anzianità contributiva su una posizione previdenziale.
La convenienza del riscatto, però, va valutata sulla base della situazione individuale, perché è possibile che non sia determinante per anticipare il pensionamento. Può accadere per esempio, e questa sembra essere la tua situazione, che un professionista abbia i requisiti per andare in pensione prima dei 68 anni senza ricorrere al riscatto. In questo caso se riscatta la laurea, il vantaggio sarà solo sull’importo della pensione, che sarà maggiore.
Comunque, indipendentemente dall’aver riscattato o meno, quando si va in pensione prima dei 68 anni, alla rendita vengono applicati i coefficienti di adeguamento all’aspettativa di vita perché prendendo la pensione in anticipo si presume che l’assegno verrà percepito per un numero maggiore di anni rispetto a quanto accadrebbe se si uscisse all’età della vecchiaia.

Alberto Oliveti, Presidente Fondazione Enpam

(ENPAM news versione web – N. 35 – 21/10/2021

Totalizzazione/Ricongiunzione periodi contributivi/Cumulo contributivo

Ci sono medici che in una carriera professionale ricca di attività hanno seminato contributi tra Enpam e Inps. Altri camici bianchi hanno avuto una vita lavorativa precedente, per mantenersi agli studi o sono stati impiegati nell’azienda di famiglia. Altri ancora hanno una storia professionale più lineare, ma si trovano comunque ad avere lasciato in più gestioni pezzi del loro tesoretto di contributi. Frammenti, anche significativi, che da soli non danno luogo a una pensione e – come nel caso di quelli custoditi dall’Inps – potrebbero andare persi.

In tutti i casi, arrivati a un certo punto della carriera è necessario fare ordine nei contributi maturati, per impilarli come mattoni e costruire al meglio la propria pensione.

Allora la domanda è: ricongiunzione, cumulo o totalizzazione? Chiariamo subito: non c’è una risposta universale e valida per tutti sul sistema migliore per riunire i periodi contributivi accreditati in altri enti previdenziali al di fuori dall’Enpam e costruire una (unica) pensione

La risposta è soggettiva, da valutare caso per caso e con anticipo, al fine di fare fruttare al massimo i contributi maturati nel corso di una carriera “frastagliata” e ottenere l’assegno mensile più alto possibile. Prima di scegliere la strategia costruttiva va quindi fatta una valutazione molto attenta sulla base della propria condizione specifica. Conti alla mano, vanno pesati con attenzione costi e benefici.

Oltre che in questo articolo, le tre soluzioni per mettere insieme i contributi sono messe a confronto nella tabella interattiva che puoi trovare qui.

3 “COLLANTI” PER I TUOI CONTRIBUTI

Come accennato, i “cantieri” per rimettere insieme tutti gli “spezzoni” di contribuzione (compreso il riscatto della laurea) sparsi in varie gestioni previdenziali sono tre: ricongiunzione, cumulo e totalizzazione.

Come precisato, la scelta è strettamente soggettiva e va valutata con attenzione caso per caso. Le differenze sono nei costi, nei tempi di attivazione, negli effetti che avranno sull’assegno di pensione e, non da ultimo, nelle tutele che il pensionato e i suoi familiari potranno ricevere dall’ente previdenziale che si occuperà di loro.

La ricongiunzione, ad esempio, ha dei costi, che però possono essere riassorbiti dai contributi che vengono trasferiti da un ente all’altro e si può fare nel corso della carriera lavorativa. Permette quindi di fare ordine nella “storia contributiva” tramite il trasferimento dei contributi maturati a un unico ente previdenziale e, soprattutto, se richiesta il prima possibile permette di cristallizzarne i costi. Cumulo e totalizzazione, invece, sono istituti a titolo gratuito e si possono attivare solo quando si è in procinto di andare in pensione, accessibili a patto che non si sia già titolari di un trattamento pensionistico.

Le domande di cumulo o totalizzazione di fatto si sostituiscono alla domanda di pensione, che viene poi erogata dall’Inps. In termini reali, il medico o il dentista diventa a tutti gli effetti pensionato Inps. Ma vediamo di cosa si tratta.

RICONGIUNZIONE DA SUBITO

La ricongiunzione permette di riunire tutti i contributi sotto un unico tetto, trasportando quelli relativi a posizioni cessate, cioè maturati presso enti previdenziali ai quali non si versa più. Il risultato principale è quello di avere un’unica pensione, erogata da un unico ente. Con questo sistema confluiscono in un’unica gestione tutti i periodi di contribuzione. Puoi fare domanda in qualsiasi momento della carriera lavorativa, solo se non sei titolare di una pensione, compresa quella anticipata di Quota A. E sia chiaro che prima si ricongiungono i contributi seminati in altre gestioni previdenziali, meno costerà farlo.

Un punto è da chiarire subito: la ricongiunzione ha un costo previsto dalla legge, che tuttavia può essere coperto dai contributi trasferiti, risultando quindi a “costo zero”. L’esborso necessario per la ricongiunzione aumenta con l’avvicinarsi dell’età pensionabile, quindi se si hanno contributi maturati in altre gestioni previdenziali è bene non attendere troppo tempo prima di fare una valutazione per eventualmente ricongiungerli.

Una ricongiunzione verso l’Enpam permette ad esempio di rimanere sotto l’ombrello della Fondazione, che diventerà l’Ente incaricato di erogare un’unica pensione. Una volta in pensione, l’iscritto continuerà a beneficiare di tutti vantaggi assistenziali e previdenziali garantiti dalla Cassa dei medici e dei dentisti. Un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che tutto il patrimonio contributivo del medico e del dentista viene valorizzato, dal momento che anche i periodi contributivi maturati in altre gestioni previdenziali vengono considerati e pesati come se fossero stati maturati in Enpam. Vale lo stesso per il calcolo dell’assegno, che viene quantificato con il sistema utilizzato dalla Fondazione.

Avere l’Enpam come Cassa di riferimento è un aspetto vantaggioso anche sul piano della tutela dei familiari, nel caso in cui il medico o l’odontoiatra dovessero venire a mancare. Al coniuge superstite e agli orfani (che possono fare domanda di ricongiunzione entro due anni dalla morte del familiare), l’Enpam riconosce di norma assegni più alti o condizioni più favorevoli rispetto all’Inps. Le pensioni erogate dalla Fondazione sono inoltre al riparo da sostanziosi tagli che, al contrario, l’Istituto pubblico può applicare in caso di altri redditi, fino a dimezzare l’importo del sostegno economico. Una maggiore tutela è prevista anche per medici e dentisti che debbano andare in pensione perché inabili, pur avendo magari un riscatto ancora in corso. Restare in casa Enpam significa anche essere al riparo dall’incognita dei cambiamenti imposti da Governo e Parlamento, cui invece sono soggetti i trattamenti Inps. Sia chiaro che, a differenza dell’Inps, l’Enpam non ha mai bloccato l’adeguamento delle pensioni all’inflazione.

Uno dei limiti della ricongiunzione, invece, si incontra sui contributi versati alla Gestione separata Inps, come accade ad esempio per quelli maturati durante le scuole di specializzazione. Questi non possono essere ricongiunti. Non benissimo, ma in sostanza poco male. Volendo andare comunque in pensione di vecchiaia con Enpam, il medico potrebbe presentare poi domanda di pensione autonoma supplementare all’Inps, che si può ottenere con sole 4 settimane di contributi.

Per completezza, c’è da dire che nel corso degli ultimi anni la magistratura si è espressa in più occasioni a favore della possibilità di ricongiungere i contributi della Gestione separata Inps. È il caso di un commercialista, che nel 2019 ha avuto il parere favorevole della Corte di Cassazione (sentenza n. 26039) e proprio quest’anno la Corte d’Appello di Milano (sentenza n. 97 del 2022) ha dato ragione a un consulente del lavoro che voleva ricongiungere all’Enpacl (la cassa previdenziale di categoria, come l’Enpam lo è per i medici e gli odontoiatri) i contributi versati alla Gestione separata. In buona sostanza i giudici di Milano hanno riconosciuto il diritto del lavoratore di poter disporre di un’unica pensione a partire dai contributi versati a più enti, cosa possibile solo con la ricongiunzione.

Si tratta in ogni modo di sentenze che hanno effetto sui casi particolari trattati nelle rispettive sedi giudiziarie, che intanto non interessano la totalità dei lavoratori, come invece accadrebbe con un intervento del legislatore. In ogni modo, è bene ribadire che prima di scegliere la strada per mettere insieme i contributi, la regola fondamentale rimane quella di valutare attentamente, sempre conti alla mano.

CUMULO, UNICO ASSEGNO DALL’INPS

Una delle virtù principali del cumulo è la gratuità di un’operazione che mette insieme i periodi contributivi non coincidenti, per raggiungere i requisiti per il pensionamento e avere un unico assegno di pensione. A differenza della ricongiunzione, il cumulo permette di mettere assieme anche i contributi maturati nella Gestione separata Inps.

Ma al contrario della ricongiunzione, i periodi contributivi cessati, che da soli non hanno prodotto una pensione, vengono messi insieme in maniera “virtuale”. Le varie quote di contributi, infatti, non confluiscono in un solo ente previdenziale, ma restano nelle gestioni a cui erano state versate. Di conseguenza, ciascun ente previdenziale che custodisce i contributi maturati li “valuta” con il proprio sistema di calcolo per determinare la parte di trattamento pensionistico di competenza.

Quindi il pensionato riceverà una pensione unica composta dalle quote pagate da Enpam e dagli altri enti previdenziali. L’assegno di pensione verrà invece erogato dall’Inps, anche quando non ci sono somme a suo carico. In buona sostanza il medico o l’odontoiatra che in vista del pensionamento sceglierà il cumulo dei periodi contributivi si troverà a diventare un pensionato Inps, anche se all’Inps non ha mai versato un euro.

Un’altra differenza fondamentale con la ricongiunzione è che la domanda di cumulo si presenta in occasione della maturazione dei requisiti per il pensionamento, presso l’ultima gestione previdenziale di iscrizione. Quindi la domanda di cumulo rappresenta di fatto una domanda di pensione. Possono scegliere la pensione in regime di cumulo gli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria, che non ricevono già un trattamento pensionistico e hanno cessato l’attività professionale di dipendenza, di convenzione o accreditamento con il Servizio sanitario nazionale o svolta nell’ambito di una società accreditata con il Ssn.

COS’È LA TOTALIZZAZIONE

La totalizzazione, al pari del cumulo, è un istituto a titolo gratuito che può consentire a medici e odontoiatri, che hanno versato contributi a diversi enti di previdenza, di raggiungere i requisiti per il pensionamento e ricevere una sola pensione. Anche se rappresenta ad oggi una strada poco praticata da medici e odontoiatri, rimane comunque una soluzione da non escludere a priori prima di averla valutata, sempre conti alla mano.

In termini essenziali, si tratta di un istituto che si può scegliere per andare in pensione sfruttando i periodi contributivi non coincidenti, maturati al di fuori dell’Enpam, compresa la Gestione separata Inps. I contributi non vengono trasportati verso un unico ente previdenziale, ma rimangono nelle gestioni in cui sono stati versati e l’assegno di pensione viene erogato dall’Inps, di cui il medico e l’odontoiatra diventano pensionati a tutti gli effetti.

L’assegno di pensione è calcolato pro quota, ma in questo caso l’Inps applica un criterio di calcolo contributivo che può risultare penalizzante soprattutto per la pensione anticipata. Inoltre, a differenza del cumulo, la pensione in totalizzazione si può richiedere anche se non sono trascorsi 30 anni dalla laurea in medicina o odontoiatria. Quindi in assenza di tale requisito, la totalizzazione potrebbe essere una soluzione.

PRIMA DI SCEGLIERE

Se il primo comandamento della previdenza è: “La pensione non si raggiunge, si costruisce”, la prima cosa è capire dove sono tutti i contributi che hai versato negli anni. Una sorta di “inventario” si può fare con un estratto conto dei contributi.

Si tratta di un’esplorazione che va fatta in tempo utile, ad esempio la metà della carriera lavorativa può essere già un buon momento per iniziare a fare un bilancio.

In secondo luogo, la domanda da farsi è: ho diritto a una pensione autonoma?
Se sì, bisogna verificare quando si raggiungeranno i requisiti. In assenza dei requisiti si può controllare a quanto ammonterebbe quella quota con una ricongiunzione. Allo stesso tempo sarebbero da valutare i benefici di un cumulo o di una totalizzare. In ogni modo, la valutazione va fatta sempre prima di presentare domanda di pensione, anche anticipata di quota A.

Presentando una domanda di ricongiunzione è possibile conoscere e “cristallizzare” il costo di un eventuale trasferimento dei contributi. In seguito alla domanda, l’iscritto riceverà una proposta di ricongiunzione, che si deve valutare in base ai costi e ai benefici che si avrebbero anche nel recuperare piccole parti di contribuzione. La proposta ricevuta, se vantaggiosa può essere accettata, oppure lasciata decadere. Ma attenzione: in quest’ultimo caso per presentare nuovamente domanda di ricongiunzione bisognerà attendere 10 anni. Parallelamente alla domanda di ricongiunzione è opportuno richiedere a un patronato o all’Inps i calcoli di quanto frutterebbe andare in pensione in regime di cumulo o con una totalizzazione.

È impossibile fare degli esempi generali o dare consigli a priori, perché sono attendibili solo i conti reali che ritraggono una situazione specifica.

ENPAM News 16/12/2022

Adempimenti e scadenze

Medici formati all'estero

A seguito dell’emergenza Covid-19 e della guerra in Ucraina, i medici e i dentisti che hanno conseguito la qualifica professionale all’estero possono esercitare in Italia senza doversi obbligatoriamente iscrivere all’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri.
Questi professionisti devono comunque versare i contributi previdenziali alla Quota A dell’Enpam e alle altre gestioni della Fondazione in base all’attività professionale che svolgono in Italia e al tipo di rapporto instaurato con le strutture sanitarie.

Convenzioni